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Quattro giorni sul Cyberbullismo a Pontedera (Pisa)

pontedera sito 1200x480 Quattro giornate con l'Associazione MEC in Toscana per ragionare intorno al fenomeno del Cyberbullismo a scuola. Un appuntamento dedicato a insegnanti e referenti delle scuole del territorio della Valdera, per avere non solo informazioni, ma anche e soprattutto strumenti e metodi didattici. Dal 24 al 27 Gennaio a Pontedera prende il via questa iniziativa formativa, finanziata dall’Unione dei Comuni della Valdera attraverso il CRED Valdera, che parte delle Linee Guida del MIUR su questo specifico tema (Aprile 2015), e che chiedono alle scuole italiane di realizzare azioni specifiche di prevenzione di questo fenomeno. Gli insegnanti hanno esaurito in anticipo i posti disponibili per i laboratori didattici previsti, con una media di oltre 120 iscritti a giornata, a conferma dell’interesse specifico intorno a questo tema. Il Cyberbullismo è un fenomeno collegato alla diffusione e presenza nella vita dei bambini e dei ragazzi degli smartphone e al conseguente e sempre più precoce utilizzo, da parte loro, della rete internet e dei Social Media. I laboratori proposti nelle prime tre giornate consentiranno agli insegnanti di sperimentare concretamente metodi e tecniche per avviare in classe attività didattiche di prevenzione sul Cyberbullismo: saranno presentate attività specifiche per diverse fasce di età (scuola primaria e secondaria), schede didattiche, giochi di ruolo, stimoli video e modalità di utilizzo. Verrà inoltre affrontato il tema delle procedure interne per la gestione e segnalazione dei casi di cyberbullismo e relativo aggiornamenti dei Regolamenti di Istituto, con una specifica attività rivolta ai referenti dei CTI e agli animatori digitali. Il Convegno conclusivo, venerdì 27 Gennaio, offrirà un momento di approfondimento complessivo su questo tema e offrirà un quadro di riferimento aggiornato, anche grazie alla presenza di docenti dell’Università di Firenze che si dedicano al tema dell’educazione ai media e al rapporto didattica/digitale. Infine avranno uno spazio dedicato i genitori, con una serata dal titolo “Generazione Smartphone” che affronterà il tema della gestione educativa dei media digitali in famiglia.

Diventare Cittadini Digitali: un ciclo di incontri a Pinzano al Tagliamento

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Incontri gratuiti di approfondimento sul ruolo del digitale aperti alla cittadinanza.

In ogni serata verranno presentati i servizi digitali regionali per il cittadino. Salute, lavoro, scuola, educazione, accesso ai servizi pubblici: come il digitale cambia il presente e il nostro futuro di cittadini. 28 Novembre – ore 20:30 GENITORI Sicurezza in rete e Cyberbulllismo. Informare, proteggere, responsabilizzare i ragazzi rispetto alle azioni in rete all’utilizzo dei social media. Approfondimento su Whatsapp, Instagram, Snapchat. Infine, come creare alleanze educative tra genitori (condivisione di regole). RELATORI: Polizia Postale; Giacomo Trevisan – esperto di Cyberbullismo e sicurezza in rete; Marco Grollo – Docente e formatore. PINZANO AL TAGLIAMENTO sala S.O.M.S.I 5 Dicembre – ore 20:30 WEB E TERRITORIO Come il digitale può raccontare il territorio e valorizzare le singolarità. Promozione e turismo on-line: esempi e pratiche positive. Il Social Media Teamcome strumento locale di racconto e di promozione turistica. RELATORI: Giorgio Iannis – esperto di innovazione e tecnologia e sociale e progettazione di iniziative di promozione territoriale; Angela Biancat – Grafica e social Media Manager. VALERIANO ex Latteria 9 Gennaio – ore 20:30 PUBBLICA AMMINISTRAZIONE Come il digitale cambia il rapporto tra pubblica amministrazione e cittadino. Open data e privacy: tendenze e diritti a confronto. La trasparenza come obbligo. Digitale, accesso ai servizi, semplificazione. Esempi e percorsi praticabili. RELATORI: Simone Puksic – Presidente Insiel; Mario Pezzetta – Presidente ANCI FVG. ANDUINS Municipio 16 Gennaio – ore 20:30 SALUTE Il digitale a supporto della salute. Rirose on line, dispositivi e strumenti. L’identità digitale unica e l’accesso da casa alle informazioni sanitarie. Le nuove frontiere della medicina e della prevenzione e come cambierà il rapporto tra cittadino e sanità. RELATORI: Simone Puksic – Presidente Insiel; Fulvio Sbroiavacca – Health & Social Care Director di Insiel. VALERIANO ex Latteria 23 Gennaio – ore 20:30 GENITORI Sicurezza in rete e Cyberbulllismo. Informare, proteggere, responsabilizzare i ragazzi rispetto alle azioni in rete all’utilizzo dei social media. Approfondimento su Whatsapp, Instagram, Snapchat. Infine, come creare alleanze educative tra genitori (condivisione di regole). RELATORI: Polizia Postale; Giacomo Trevisan – esperto di Cyberbullismo e sicurezza in rete; Marco Grollo – Docente e formatore. CASTELNOVO DEL FRIULI Villa Sulis 30 Gennaio – ore 20:30 INFORMAZIONE Come il digitale cambia il nostro modo di informarci e di capire. Il ruolo del web nella nostra vista di cittadini e nelle nostre scelte. RELATORI: Giorgio Simonetti – Giornalista, esperto di social media, attivista; Davide Schiaccitano — Giornalista, conduce esperienze di Citizen Journalism con l’associazione MEC VALERIANO ex Latteria 6 Febbraio – ore 20:30 LAVORO Le piccole imprese e il rapporto con la rete - sviluppo del marketing on line e di nuovi mercati. La banda larga e le possibilità di sviluppo imprenditoriale. Come il digitale ha cambiato il lavoro; i lavori di domani e le nuove professioni legate al digitale. Quali competenze chiave per i lavori futuri. RELATORI: Gianpiero Riva – esperto digitale e consulente; Gianni Barbon – Imprenditore, banca delle competenze. CLAUZETTO sala consiliare 13 Febbraio – ore 20:30 SALUTE Il digitale a supporto del/la salute. Nuovi dispositivi e strumenti. L’identità digitale unica e l’accesso da casa a tutte le informazioni sanitarie. Le nuove frontiere della medicina e della prevenzione. RELATORI: Simone Puksic – Presidente Insiel; Mario Rossi – Medico e ricercatore. CAMPEIS sede “Amiis di Cjampees”

Cyberbullismo a Pordenone. Riflessioni e proposte

cyberbullismo-pordenoneA quando un Piano Nazionale per la prevenzione del Cyberbullismo?

“Prima ancora di lei, qualcosa potrebbero raccontare i messaggini via WhatsApp, lo scambio di foto e di sms sul suo telefonino oppure i file del suo computer, quelle parole digitate dalle adolescenti come lei per comunicare emozioni o rabbia, delusioni o gioie all’amica del cuore o ai compagni di classe”. Così, il 19 Gennaio, scrive nella sua Home Page il Corriere della Sera in uno dei tanti articoli di cronaca, che tra qualche giorno forse non ci sarà più. Solo quando accadono questi fatti gravi si capisce quanto importanti siano i social media nella vita dei ragazzini. Anche nei casi di bullismo, visto che oggi il confine tra bullismo e cyberbullismo sono sempre meno distinguibili, realtà e digitale si mescolano, e quello che avviene al mattino a scuola continua nel pomeriggio su Whatsapp. Purtroppo bisogna aspettare che una adolescente si getti dalla finestra, per ricordare quanto sia fondamentale anche quello che succede on line, su internet, su Whatsapp e Instagram; per comprendere che questi non sono solamente passatempi, o strumenti, ma sono ambienti di vita e di relazione significativi. Ambienti che gli adulti, genitori e insegnanti, conoscono poco e non considerano degni di attenzione e “supervisione”. Invece sono ambienti nei quali i ragazzi stanno con naturalezza e spontaneità, ma non conoscono così bene come sembra. Soprattutto a 12 anni, spesso non sanno gestire. Perchè? Perchè anche se li utilizzano ogni giorno, in molti casi non hanno avuto la possibilità di discuterne e di parlarne nè coi genitori (che in genere ne sanno di meno), nè con gli insegnanti (che in gran parte dei casi non ne sanno proprio, e non ne vogliono sapere). Possiamo ricordare che nella scuola secondaria di primo grado (le vecchie “ Scuole Medie”) l’età media degli insegnati è sopra i 50 anni? Risultato: a molti ragazzini mancano alcune informazioni fondamentali, sia per difendere se stessi sia per aiutare i propri compagni quando accadono cose spiacevoli, anche on-line. Per questo gli episodi come quelli di Pordenone sono destinati ad aumentare, senza un vero piano di interventi di prevenzione. Che coinvolga tutte le scuole italiane. Che formi gli insegnanti e li aiuti ad osservare i segnali di disagio. Che spieghi ai genitori le responsabilità, prima che arrivi la Polizia Postale a sequestrare i telefonini dei figli — come sta accadendo in queste ore a Pordenone. Telefonini che sono ovviamente intestati a loro (genitori) e di cui sono chiamati a rispondere, in sede legale. E’ urgente realizzare un piano di formazione e informazione capillare, coordinato, i dati parlano chiaro: dagli 11 ai 14 anni si arriva dal 50% ad oltre l’80% dei ragazzi che hanno a disposizione uno smartphone connesso alla rete. Non si può lasciare che di questa tematica si occupino solo le scuole (che ci sono, per fortuna), che hanno attivato dei percorsi solo per la sensibilità del dirigente scolastico o di alcuni insegnanti sensibili. Ma in attesa di questo Piano Nazionale, ci sono dei percorsi di formazione sull’educazione ai media? Ci sono dei progetti di prevenzione su questo tema? Certo che si. E proprio a Pordenone c’è una Associazione che si occupa di questo: lavorare nelle scuole, incontrare i genitori, fare formazione sul Cyberbullismo agli insegnanti delle scuole secondarie di secondo grado. Si chiama Associazione Media Educazione Comunità. Ieri sera, il 19 Gennaio, a Maniago (Provincia di Pordenone) c’è stata proprio una serata dedicata alla lettura dei segnali del disagio su Internet. Fa parte del progetto “Tecnologie, didattica, innovazione e territorio” finanziato dalla Regione Friuli Venezia Giulia (bando progetti speciali 2015) e gestito dall’Associazione Media Educazione Comunità. La serata segue interventi svolti sul tema del Cyberbullismo in tutte le classi della scuola, realizzati pochi mesi fa. Giovedì 21 a Prata di Pordenone ci sarà un incontro per i rappresentanti dei genitori della scuola secondaria che presenterà i percorsi su bullismo e cyberbullismo che saranno realizzati in tutte le classi di quella scuola a Febbraio del 2016. In questo caso la scuola stessa ha finanziato il progetto “Sicuri su Internet”, sempre gestito da Media Educazione Comunità. Nel periodo Febbraio/Marzo 2016 all’Istituto Don Bosco di Pordenone si svolgerà il progetto “Sicuri su Internet” che vedrà il coinvolgimento diretto di tutti i ragazzi delle scuole medie. Grazie alla sensibilità e all’attenzione educativa che questa scuola ha dato a questo tema (finanziando il percorso “Sicuri su Internet”). Nel mese di Settembre 2015 sono stati realizzati due corsi di formazione per insegnanti a Pordenone e Udine proprio sul tema del Cyberbullismo. Oltre 100 gli insegnanti che hanno partecipato. Quindi non mancano le iniziative singole e le persone — insegnanti e dirigenti — che sono attente e sensibili al tema. Manca un vero piano nazionale di investimenti e di formazione, rivolto sia agli insegnanti sia agli studenti, sia ai genitori. Non bastano le pur importanti Linee giuda del Miur (Aprile 2015) che indicano la strada. Non basta il Centro Italiano per la sicurezza in internet , pur importante, ma che tantissime scuole non conoscono. Che ha materiali che moltissimi insegnanti non sono in grado di utilizzare, senza un minimo percorso di accompagnamento e formazione. Non bastano i recenti bandi del Miur, proprio sul cyberbullismo (Dicembre 2015) che avevano una dotazione complessiva di 400.000 euro. Su scala Nazionale: una goccia nel mare. I Paesi Europei dove si fa prevenzione ed educazione ai media seriamente (Francia, Inghilterra, Paesi scandinavi) investono milioni di euro per la formazione nelle scuole. A quando un Piano Nazionale sulla prevenzione del Cyberbullismo nelle scuole? A cura di Associazione MEC

Giustizia Riparativa e Metodo N.B.A.

Introduzione al metodo di prevenzione e contrasto del Cyberbullismo sviluppato dell’ambito del programma Daphne 2015-2016 e basato sul metodo anglosassone N.B.A. (No Blame Approach).

La metodologia qui descritta è uno degli aspetti centrali del progetto Europeo "Joining Forces to Combat Cyber Bullying in Schools", finanziato attraverso il programma “Daphne” con la partecipazione di 5 nazioni europee: Germania, Italia, Slovenia, Ungheria, Polonia. Il cuore del progetto consisteva nel promuovere una cultura di gestione positiva dei conflitti nella scuola attraverso la sperimentazione di nuove strategie e metodi per prevenire, ridurre e risolvere i conflitti, con una particolare attenzione ai fenomeni di cyberbullismo, in costante crescita negli ultimi anni (come dimostrato da recenti studi nazionali ed europei quali “Eu Kids Online” e “Net Children Go Mobile”). Crescita che ha visto un’accelerazione significativa con la diffusione degli smartphone che permettono ai ragazzi un accesso personalizzato e pervasivo alla rete e ai Social Networks con nuove e sottili forme di rischio di esposizione dei ragazzi e violenza psicologica nelle loro relazioni. La metodologia sviluppata sperimentata e rielaborato nel corso del progetto parte dalla convinzione che la responsabilizzazione degli studenti sia elemento centrale e imprescindibile per la creazione e mantenimento di una cultura positiva di gestione dei conflitti. Il metodo prevede delle azioni mirate a rafforzare le capacità degli studenti di risolvere i conflitti attraverso soluzioni costruttive, contribuendo a prevenire la degenerazione dei conflitti in fenomeni di bullismo e cyberbullismo e migliorando al contempo le loro abilità sociali e le loro competenze di nell’utilizzo responsabile dei dispositivi digitali. L’origine del metodo: il "No Blame Approach" (N.B.A.) Il metodo N.B.A. (No Blame Approach) è stato originalmente sviluppato negli anni ‘90 in Inghilterra dagli educatori Barbara Maines e George Robinson raccogliendo un grande consenso a livello nazionale e internazionale. In seguito tuttavia è stato anche soggetto a critiche e si è per questo evoluto cambiando il nome in "support group approach". Il concetto si basa sull'evidenza emersa dai dati raccolti in Inghilterra negli anni ’90 che hanno dimostrato come la strategia "punitiva" fino ad allora adottata, basata sull’idea che il modo più efficace per contenere il fenomeno dell bullismo fosse l’individuazione immediata e punizione esemplare dei colpevoli, non portasse a effettivi risultati nella riduzione dei casi di bullismo e tanto meno nel miglioramento delle condizioni psicologiche delle vittime, che al contrario nel caso di punizione esemplare vedono peggiorare la loro condizione di isolamento e acquisire pubblicamente l’etichetta di "vittime", soggetti deboli o addirittura "traditori" per aver causato la punizione dei compagni. I promotori di questo metodo hanno cercato allora di andare alla radice del problema partendo dal presupposto che i fenomeni di bullismo possono essere fermati solo cambiando le dinamiche di gruppo (approccio sistemico) perché il bullismo si sviluppa solo quando c’è l'appoggio attivo o silente dei compagni di classe e degli altri allievi. In secondo luogo dalla constatazione che il circolo vizioso di isolamento della persona presa di mira può essere invertito solo attraverso la responsabilizzazione e l’attivazione positiva degli studenti del gruppo classe (compresi quelli più attivi nei comportamenti di bullismo). Il metodo pone quindi come prioritaria e precedente la soluzione profonda delle dinamiche di bullismo e il benessere della vittima rispetto alla punizione esemplare del colpevole. Per questo prevede una sospensione temporanea della punizione che può essere addirittura cancellata nel caso in cui il gruppo classe (in un periodo breve e ben definito) sia riuscito a cessare gli atti aggressivi e ristabilire logiche di rispetto e inclusione della vittima di bullismo. Il metodo a partire dagli anni '90 si è diffuso a livello internazionale e in particolare in Germania, dove è stato introdotto nel 2005 e, dopo un riadattamento al contesto nazionale, ha visto una ampia sperimentazione con monitoraggio dei risultati ottenuti che ha confermato l’efficacia del metodo. Lo studio condotto in Germania nel 2008 con il monitoraggio di oltre 220 casi di bullismo, ha evidenziato come gli atti di bullismo siano stati fermati in oltre l'80% dei casi in cui è stato applicato questo approccio. La stessa indagine ha evidenziato che il 96% delle scuole coinvolte nella sperimentazione hanno espresso soddisfazione per l’applicazione di questo metodo*. L‘ approccio della responsabilità di classe (adattamento italiano) A seguito della sperimentazione attuata nell’anno scolastico 2015-2016 l’Associazione M.E.C. ha rielaborato il metodo appreso in Germania per adattarlo al contesto Italiano traducendo il nome con "metodo della responsabilità di classe". Il metodo mantiene tutte le basi metodologiche del metodo tedesco adattando solo alcuni aspetti comunicativi al contesto italiano (sia nel rapporto con gli studenti che con i genitori) ed ampliando il campo di applicazione in due direzioni: - Il metodo si è rivelato utile anche in funzione preventiva: ovvero può essere proposto già quando sono percepiti dall’insegnante i primi sintomi di esclusione di un componente della classe che potrebbero sfociare in una dinamica di bullismo. - Il metodo può essere applicato anche nei casi di cyberbullismo tenendo conto delle diverse dinamiche caratteristiche della rete e die diversi vincoli legali che compaiono quando le azioni si sono svolte, in parte o del tutto, attraverso canali on-line (Whatsapp, Instagram Facebook, Snapchat…). Gli step di intervento qui di seguito una breve sintesi dei principali step dell’approccio. Si sottolinea che per essere applicato in maniera rigorosa il metodo richiede una formazione specifica per gli insegnanti basata sugli step e le modalità comunicative elaborate in Germania: 1. COLLOQUIO CON LO STUDENTE PRESO DI MIRA: dopo aver identificato il problema un insegnante scelto in accordo con il collegio docenti parla con la vittima offrendo il suo aiuto e spiegando alla vittima il metodo che si intende utilizzare, specificando che non comporta punizioni per gli autori degli atti di bullismo. Se lo studente accetta l’idea di seguire questa direzione l’insegnante gli chiederà di segnalare (in via confidenziale) sia gli studenti che sono stati protagonisti degli atti di bullismo che i compagni di cui più si fida in classe (o con cui non è in conflitto). 2. ATTIVAZIONE DEL GRUPPO DI SUPPORTO: gli studenti così individuati assieme ad altri studenti eventualmente scelti dall’insegnante (in un numero massimo totale di 8 allievi) saranno quindi invitati a costituire il "gruppo di supporto". Un gruppo di alunni che dovranno supportare l’insegnante a migliorare la situazione in classe: non attraverso indagini per conoscere i colpevoli o i dettagli dei comportamenti attuati, ma proponendo idee concrete, positive e che comportino un impegno personale. Il mix del gruppo è decisivo: dovrà comprendere alcuni studenti leader (ad esempio i rappresentanti di classe), alcuni studenti più vicini alla „vittima“ e quelli nominati dalla vittima in quanto protagonisti degli atti. In questo modo gli studenti scelti saranno coinvolti personalmente e attivamente nel processo di cambiamento che sarà rafforzato dal carisma di alcuni di loro nel confronto degli altri studenti della classe. La posizione dell'insegnante deve essere trasparente e chiara esprimendo la propria determinazione nel voler porre fine ad una situazione di sofferenza di uno studente e al contempo nell'evitare ogni tentativo di colpevolizzazione tra gli studenti per lasciar spazio ad iniziative costruttive da parte di ciascuno. 3. MONITORAGGIO: Dopo due settimane (massimo) l’insegnante incontrerà separatamente tutti gli studenti coinvolti , incluso quello preso di mira, per valutare se ci sono state delle evoluzioni positive. Raccoglierà inoltre altre osservazioni da colleghi e se necessario dai genitori dello studente. In base alle informazioni raccolte si valuterà se il processo ha portato ad una evoluzione positiva, e in questo caso quali misure attuare per sostenerla, o se invece non ha avuto riscontri ed è quindi necessario pensare a strategie diverse. Nota relativa ai casi specifici di Cyberbullismo Nei casi in cui gli atti di umiliazione, esclusione o discriminazione si siano svolti attraverso Internet e i dispositivi digitali il metodo segue gli stessi passi sopra descritti ma parallelamente dovrà essere applicato un protocollo di intervento atto ad individuare il tipo di azioni svolte on-line e a mettere in campo delle risposte specifiche per rimuovere tempestivamente i contenuti umilianti/illegali ed evitare la diffusione virale di tali contenuti nella comunità studentesca e al di fuori della stessa.  

Progetto europeo contro il Cyberbullismo

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“Uniamo le forze per combattere il Cyberbullismo nelle scuole”

  L’Associazione Media Educazione Comunità è partner italiano del progetto Europeo “Joining Forces to Combat Cyber Bullying in Schools“, finanziato attraverso il programma “Daphne” con la partecipazione di 5 nazioni europee: Germania, Italia, Slovenia, Ungheria, Polonia. Il cuore del progetto consiste nel promuovere una cultura di gestione positiva dei conflitti nella scuola attraverso la sperimentazione di nuove strategie e metodi per prevenire, ridurre e risolvere i conflitti nelle scuole, con una particolare attenzione ai fenomeni di cyberbullismo, in costante crescita negli ultimi anni (come dimostrato da recenti studi nazionali ed europei quali “Eu Kids Online” e “Net Children Go Mobile”). Crescita che ha visto un’accelerazione significativa con la diffusione degli smartphone che permettono ai ragazzi un accesso personalizzato e pervasivo alla rete e ai Social Networks con nuove e sottili forme di rischio di esposizione dei ragazzi e violenza psicologica nelle loro relazioni. Le 4 azioni principali del progetto Il progetto prevede quattro linee principali di azione da sviluppare nelle scuole partner: 1. Informazione e sensibilizzazione sul cyberbullismo Incontri, attività e distribuzione di materiali informativi rivolti a studenti, personale scolastico e genitori al fine di sensibilizzare ai temi del progetto non solo i ragazzi ma anche il maggior numero di persone coinvolte nella loro educazione scolastica, relazionale e valoriale. Recenti studi sui progetti di gestione dei conflitti a scuola confermano l’importanza fondamentale per il loro successo del più ampio coinvolgimento della “comunità educante”. 2. Formazione del personale scolastico al metodo N.B.A. Per quanto la mediazione tra pari possa dare risultati molto positivi nella risoluzione dei conflitti, ci saranno sempre situazioni in cui l’intervento degli adulti è necessario. A questo fine si intende introdurre la metodologia del “NBA, No Blame Approach” (da noi rielaborato in “approccio della responsabilità di classe”, adattandolo al contesto italiano), sviluppato originalmente in Inghilterra e applicato con risultati molto positivi a livello internazionale e sperimentato da noi in Italia con i dovuti adattamenti. Un metodo che, in estrema sintesi, punta a non colpevolizzare e isolare l’autore degli atti di Bullismo e Cyberbullismo, ma coinvolgerlo attivamente nella risoluzione dei problemi da lui generati responsabilizzandolo e ricercando soluzioni condivise con i suoi coetanei. 3. Creazione di un “Gruppo di Mediazione tra pari” Attivazione di un gruppo di studenti che attraverso un percorso formativo mirato acquisisca competenze di mediazione per la gestione e risoluzione di conflitti interpersonali sia di persona che on-line. Il fine è dare loro gli strumenti per offrire ai loro compagni e coetanei un servizio di mediazione nella gestione dei diverbi e delle tensioni interpersonali in piena linea con gli obiettivi della peer education, al fine di limitare per quando possibile la loro degenerazione in conflitti gravi e la necessità di intervento da parte degli adulti. 4. Campagna web internazionale Da metà novembre è iniziata la campagna internazionale online contro il cyberbullismo, per estendere il pubblico ma soprattutto l’attenzione a questo tema molto dibattuto, in collaborazione con Zeroidee. Il materiale è stato realizzato insieme a ragazze e ragazzi di diverse parti d’Europa durante il campus creativo che abbiamo coordinato in Italia, a Udine, nell’estate del 2016. Obiettivi Questi i quattro obiettivi principali perseguiti dal progetto: 1. Promuovere tra i ragazzi una maggiore consapevolezza dei rischi correlati al Cyberbullismo e alle recenti evoluzioni dei dispositivi digitali e al contempo supportarli nell’acquisizione di competenze nella gestione costruttiva dei conflitti interpersonali sia di persona che on-line 2. Sostenere lo sviluppo e il mantenimento a scuola di una sana e costruttiva cultura di risoluzione dei conflitti, tramite l’introduzione di strumenti riconosciuti internazionalmente come le “tecniche di mediazione interpersonale” e il “No Blame Approach” (approccio della responsabilità di classe), al fine di favorire un clima relazionale sano e positivo nella scuola 3. Promuovere nel personale scolastico e nei genitori maggiore consapevolezza delle dinamiche relazionali e dei rischi legati all’utilizzo dei dispositivi digitali e dell’importanza per la loro gestione positiva di competenze di gestione costruttiva dei conflitti sia a scuola che e a casa 4. Sensibilizzare attraverso i media, le comunità e l’opinione pubblica rispetto al tema del cyberbullismo da concepire non più come emergenza e fenomeno sporadico ma come realtà comune, di concreto evento dannoso e sempre più diffuso. Bisogna dunque accrescere la consapevolezza nei ragazzi, nelle famiglie, nei docenti e in chiunque si occupi di formazione.