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I bambini osservano tutto quello che li circonda, e registrano tutto. Sono delle spugne. Sono dei radar. Ascoltano anche quando sembra che stiano facendo altro. Ogni tanto rispondono da un’altra stanza, intervenendo nella conversazione, soprattutto se si sta parlando di loro (chi ha figli capisce benissimo). Ma quali sono le persone i bambini osservano, prima di tutto? I genitori. Ovviamente. E che genitori sono quelli che i bambini osservano oggi? Adulti in corsa, presi da molti impegni, nervosi e un po’ troppo tonici la mattina, semidistrutti e inutili la sera, spesso di corsa e in ritardo, con la testa molto impegnata e altrove, e quasi sempre con un oggetto tra le mani. Lo prendono, lo guardano, lo posano, lo riprendono, ogni tanto ci parlano, tamburellano coi pollici a gran velocità. Ridono e si arrabbiano tenendolo in mano e indirizzando proprio li il loro sguardo. Sclerano, da girare al largo, quando lo cercano e non sanno dov’è.  Quindi è del tutto ovvio: lo smartphone diventa molto presto l’oggetto dei desideri, per i bambini, e un diritto  acquisito (alla nascita) per  gli adolescenti. E come ogni oggetto della quotidianità familiare, giustamente si inizia ad usare insieme, molto presto.

Ma come si fa ad insegnare ad un bambino a staccarsi da un videogioco, a un adolescente ad allontanare lo sguardo da uno schermo perché sono due ore che sta li? Difficile in ogni caso. Ma una tra le risposte possibili è: dimostrando loro che è possibile. Che siamo capaci noi (adulti) di farlo. Di farlo ogni volta che decidiamo, di farlo molte volte. Di spegnere quando vediamo che notifiche, suonerie e messaggi disturbano le nostre relazioni dirette. Di non rispondere. Quindi – prima di tutto –  con l’esempio.

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E’ molto significativo che tutto questo – e molto altro in realtà – sia stato pensato, poi discusso, e sintetizzato proprio da un gruppo di genitori. Che da una discussione aperta sulle preoccupazioni legittime rispetto alla gestione del digitale e degli strumenti (come proteggo mio figlio dai contenuti non adatti che trova in rete? come lo aiuto a capire e ad essere critico nei confronti di quello che legge e che vede? Come faccio a non renderlo troppo dipendente dagli schermi? Come controllo quello che fa senza dando nello stesso tempo responsabilità?…) Queste domande legittime – come direbbe il mio amico Stefano Laffi non le abbiamo solo pronunciate. Siamo rimasti su queste domande, ci abbiamo passato del tempo,  non le abbiamo superate buttando li qualche risposta superficiale. Abbiamo tutti insieme pensato  e poi condiviso quello che ciascuno non solo pensava ma anche faceva, a casa propria e con i propri figli.
E quindi l’esempio.
E quindi la difficoltà di cambiare le proprie abitudini – in un gruppo vivono pratiche diverse.
Ma anche la necessità del controllo  – la protezione si esercita soprattutto controllando, e anche se protestano i bambini vogliono essere controllati, perché da li passa l’interesse che sperimentano e sentono ma questo vale anche per gli adolescenti. I quali protestano e si arrabbiano, ma dentro sono felici di avere un adulto che fa l’adulto, che mette le regole e che li tratta da ragazzini.
Concedendo, certo, ma sapendo dire di no. Quindi lo smartphone – se e quando si decide di dare si controlla. Punto.
E poi si lascia fuori dalla loro stanza almeno fino ad una certa età.
E poi…tanto altro, su si sono state discussioni animate, e su cui torneremo, del manifesto dei genitori, che potete trovare sul sito https://www.manifestogenitori.it/

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